IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ELLENICA

NELLA GRECÌA SALENTINA

Ho l’impressione che la Grecìa Salentina, arteria pulsante nel cuore del Salento, rappresenti la sintesi perfetta e concreta di passato, presente e futuro. Sì, perché qui, tra stradine tortuose ed usci sonnecchianti, vive il monumento della lingua grika. Lingua dal passato tanto discusso: è da ricercarsi nell’epoca bizantina, in quella magno-greca o addirittura ancor prima, in età preistorica, mescolando storia, mito, leggenda?

Testimonianza di un passato, dunque, ma lingua e, pertanto, organismo che vive e deve continuare a vivere. Questa stessa sensazione di sintesi perfetta ho avvertito ancor di più in occasione della visita del Presidente della Repubblica Ellenica, Costantino Stefanopoulos, in tre paesi della Grecìa Salentina il 25 gennaio. Un pomeriggio che difficilmente potrà scordare sia lui, sia la gente grika che lo ha acclamato e festeggiato, sollevando striscioni ed intonando canzoni in griko, per le strade infiocchettate di bianco e azzurro.

Il primo "kalòs irthate" (benvenuto) lo ha ricevuto a Calimera. Ha sostato a lungo, commosso, dinanzi alla stele attica risalente al IV secolo a.C., custodita in un tempietto nei giardini pubblici, donata dalla città di Atene nel 1960 come simbolo di fratellanza. Amicizia ed affetto millenari, e che pur potevi scorgere negli occhi dei bambini che sventolavano la bandiera ellenica.

E lui, presidente tanto amato dal suo popolo, al secondo mandato quinquennale, passava tra la folla festante, sereno, elegante, elargendo sorrisi, strette di mano a grandi e piccini, portando dentro sé il monito della stele: "straniera tu qui non sei". Sinceri e prolungati applausi ha ricevuto nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale di Martano, gremita di autorità, studiosi, giornalisti, greci ed italiani, e qualche semplice cittadino, che, come me, era riuscito a confondersi ed entrare, spinto dal forte impulso di assistere ad un evento così significativo.

Lo hanno salutato e ringraziato il Sindaco di Martano, Vincenzo Saracino, il Vicepresidente del Consiglio Regionale, Aloisi, il Vicepresidente della Provincia, Taurino, ed il Rettore dell’Università di Lecce, Angelo Rizzo. L’incontro è stato vissuto da Stefanopoulos, come ha dichiarato, con quella gioia e piacere che si prova quando ci si ritrova, dopo tanto, con quei parenti che sono emigrati all’estero. "Questo succede tra noi che ci incontriamo dopo tanti secoli. Siamo parenti e dobbiamo rafforzare e consolidare ulteriormente tale rapporto di parentela mediante accordi di cooperazione, progetti ed intese di natura culturale, scientifica, economica. Ora più che mai, nell’Europa unita!". Sì, perché è proprio da tale legame indissolubile, da scambi reciproci e continui contatti, i cui intrecci sono impressi nelle pietre, nei cuori, nelle anime, che trae origine la civiltà occidentale. Sui concetti della filosofia greca antica, della democrazia, del classicismo, sui principi delle leggi romane, sul Cristianesimo, risiede tutta la nostra cultura di cittadini europei.

"Quando accettai l’invito del Presidente Ciampi per una visita ufficiale in Italia – ha poi confessato, pensai subito che il necessario completamento doveva essere qui, per rendere omaggio ad una lingua viva che continua ad essere parlata". Ed in più occasioni ha ribadito la necessità di difendere a tutti i costi questo patrimonio che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri figli. Massimo Manera, sindaco di Sternatia e Presidente del Consorzio della Grecìa Salentina, ha quindi sottolineato l’importanza della visita di Stefanopoulos, come "momento che suggella i legami tra i due popoli e li rende imperituri" e tra lo scrosciare degli applausi, gli ha conferito la presidenza onoraria del Consorzio.

L’ultima tappa della visita è stata a Sternatia, dove, attento, tendeva l’orecchio per carpire qualche altra parola di una lingua che lo ha davvero affascinato e che qui parlano in tanti.

L’ingresso nel centro storico della città attraverso Porta Filìa (che significa amicizia), con al seguito i sindaci dei nove comuni della Grecìa, si carica di un forte valore simbolico, se pensiamo che questo era un tempo passaggio obbligato per tutti gli sposi, perché beneaugurate. Quale migliore augurio, dunque, per tale connubio tra i popoli?

La visita è poi proseguita al frantoio ipogeo, risalente all’XI secolo, ed a Palazzo Granafei, gioiello di fine ‘600. Qui Gianni De Santis, figlio di Cesare De Santis, "poeta dell’anima grika", ha declamato una poesia composta per l’occasione, Loja me tin omilìa pu mo’ mate me chari na cerò palèa-su ce megàlin ghetonìa… ("parole con la parlata che mi insegnò con grazia un tempo la tua antica e grande gente…"). E poi, con il suo gruppo, gli Avleddha, che in griko significa piccola corte, gli ha dedicato un paio di belle canzoni, riuscendo a ricreare per qualche istante quell’atmosfera che si poteva assaporare un tempo nelle avlès (corti), quando, con i vicini, sorseggiando un bicchiere di buon vino nero, si trascorreva la serata dalle lente ore. Il presidente del Coordinamento Associazioni della Grecìa Salentina, Sig. Donato Indino, successivamente, ha accompagnato Stefanopoulos all’interno del Palazzo, per visitare la sede del Centro, che da 26 anni si prodiga per la valorizzazione di lingua e tradizioni grike.

La serata si è conclusa nel cortile del Municipio, dove il Capo di Stato ha ricevuto gli omaggi del Provveditore agli Studi di Lecce, Antonio Campanelli, del Preside della facoltà di Lingue, Oronzo Limone, e del Presidente del Distretto scolastico di Martano, Luigi Orlando. C’era ad attenderlo anche un gruppo di studenti greci, di quei 700 che studiano all’Università di Lecce.

"Ho scoperto qui – ha precisato Stefanopoulos – una cultura che non è greca, ma è greco-antica!", riferendosi, credo, oltre che all’evidente arcaicità della lingua, anche all’ospitalità calorosa che ha ricevuto e che ci contraddistingue, noi uomini mediterranei. Quella ospitalità che i Greci di Omero ritenevano sacra e veneravano come divinità. A dare il commiato, le note delle canzoni dei ragazzi delle Scuole Medie di Corigliano e Martano ed il ritmo della pizzica. Lingua, musica, canti, balli, espressione di una terra che conserva e custodisce la cultura greca di "un passato, passato mai", come colora ed arricchisce quella italiana ed europea.

 

(28/01/2001) Articolo scritto da Monica C.

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