SCRIVERE IN “GRIKO”, OGGI
 

Intervento del prof. Giorgio Leonardo FILIERI
Al convegno “Armonizzare Babele
Corigliano d’Otranto, Castello Baronale “De’ Monti”  -  23 giugno 2001




La presa di coscienza della propria IDENTITA’ (culturale, sociale, politica e - se vogliamo - etnica) per un popolo (ma anche per un gruppo qualsiasi di persone o per un singolo individuo) si basa su tre fondamenti, su cui non è possibile avere dubbi o incertezze:

1.  il proprio nome (chi siamo?)

2.  la propria storia (donde veniamo?)

3.  la propria lingua (come ci esprimiamo?)

1. “Imesta grìki ce milùme grìka” [
είμεστα Γρήκοι και, τσαι, μιλούμε Γρήκα] dicevano e dicono i depositari della nostra cultura più autentica rimastaci, la cultura popolare. Ciò, poiché la cultura dotta greco-salentina è esistita ed ha avuto una grandissima importanza anche per la formazione della cultura umanistica italiana, ma - ormai da secoli - è morta, è stata affossata dagli attacchi controriformisti prima e pseudo-patriottici poi.
   “Imesta grìki” siamo greci “ce milùme grìka” e parliamo greco. Sì, poiché i termini “grìko” (sostantivo o aggettivo) e “grìka” (avverbio) significano in italiano greco, il primo, ed in modo greco, il secondo. Questi termini, come è noto, derivano dal nome di un’antica popolazione della Grecia che, al tempo della conquista romana, diede il proprio nome a tutto il territorio conquistato dalle legioni romane. Ma Graecia capta ferum victòrem cepit (la Grecia conquistata conquistò il fiero vincitore), la Grecia, civilissima e colta, conquistò Roma intellettualmente e culturalmente: è nota infatti la grandissima considerazione che i Romani ebbero per la cultura e la civiltà greca, e l’influenza determinante che questa cultura e civiltà ebbe sulla formazione e sulla nascita della letteratura latina, soprattutto ad opera di ITALO-GRECI come il tarantino ANDRONICO o il rudino ENNIO, che possiamo considerare i padri della letteratura latina e che provenivano proprio dal Salento, dall’antica Calabria.
   “Imesta grìki” siamo greci. Come mai nella nostra lingua popolare si usa questo termine e non il termine usato dai greci per indicare sé stessi? Come mai non diciamo “ìmesta èllines ke milàme ellinikà” [
είμεστα ΄Ελληνες και μιλάμε Ελληνικά]? Evidentemente abbiamo un’identità culturale diversa e parliamo una lingua che non è del tutto simile a quella che si parla in Grecia (una lingua, cioè, con caratteristiche fonetiche, sintattiche e lessicali diverse da quelle del greco moderno).
 

2. Ma soprattutto perché abbiamo una STORIA diversa (anche se ha una matrice comune) rispetto a quella che ha il popolo greco attuale.
   La nostra storia si interseca fin dalle più remote origini con quella della Madrepatria. Gli stessi Messapi, si pensa, hanno avuto origini cretesi, minoiche.

   La presenza micenea è attestata da ritrovamenti archeologici nel nostro territorio.
   Per non parlare delle frequentazioni continue e dei contatti che gli ITALO-GRECI hanno avuto di continuo con la Madrepatria in Età Classica. Gli ITALO-GRECI si sentivano GRECI in tutto e per tutto: partecipavano alle Olimpiadi, erigevano monumenti presso i vari santuari e luoghi di culto della Grecia, come tutte le altre popolazioni di origine ellenica, ma non sono stati mai dipendenti POLITICAMENTE, MILITARMENTE o ECONOMICAMENTE dalla Madrepatria. Esisteva soltanto un legame culturale, una consapevolezza di avere un’origine comune, nulla più.
   La storia delle nostre comunità, pur avendo una chiara ed indiscutibile connotazione culturale, ha proceduto sempre in modo libero, autonomo, indipendente da quella della Madrepatria greca, confluendo semmai a COSTITUIRE ed a COSTRUIRE, con il suo contributo, quella che diventerà poi la ricca e variegata identità culturale ITALIANA.

   Abbiamo accennato prima alla nostra CULTURA DOTTA:
nel Medioevo, infatti, durante quegli anni che, convenzionalmente, nel resto dell’Europa, vengono definiti  “s e c o l i   b u i”, nel Salento, in  Terra d’Otranto, non periferia ma centro vitale, cerniera di raccordo, canale di scambio culturale fra ORIENTE ed OCCIDENTE, fiorivano centri di cultura e scuole di formazione e di trasmissione del sapere gestite dal clero ITALO-GRECO, dai monaci BASILIANI (che mai avevano conosciuto lo scempio dello SCISMA, essendo in comunione ed in perfetta unità sia con ROMA, da cui dipendevano direttamente essendo in Italia, sia con COSTANTINOPOLI, da cui mai si erano staccati definitivamente).
   I centri di San Nicola di Càsole ad Otranto, dell’abbazia di San Zaccaria a Sternatia, solo per fare alcuni esempi, erano noti, non solo nel ristretto ambito territoriale salentino, ma in tutta Europa, per la ricchezza delle biblioteche che in essi si trovavano (essendo questi anche centri di copiatura e riproduzione libraria del vastissimo patrimonio culturale greco, sia sacro che profano) e per la grande lezione di civiltà e di cultura che in essi veniva impartita.
   Da tutta l’EUROPA e da tutta l’area MEDITERRANEA accorrevano nella nostra Terra studenti, studiosi, clerici vagantes, mossi  dal desiderio di studiare e di apprendere la lingua, la civiltà e la letteratura GRECA che in questi centri veniva insegnata.

 3. LA LINGUA GRECA veniva proposta anche in accurate e meticolose grammatiche scritte  in greco per i greci (del Salento e non) e per tutti coloro che amavano questa lingua e che desideravano apprenderla. SCRITTE IN GRECO CON I CARATTERI GRECI (con i segni, cioè, che contraddistinguono l’alfabeto greco) e questo mi preme sottolinearlo!
   In seguito alla CONTRORIFORMA (e ad una lunga serie di vicissitudini negative, a volte fortuite, a volte provocate ad hoc da chi voleva cancellare ogni traccia di civiltà e di cultura greca dai nostri territori) è stata praticata una sorta di damnatio memoriae ai danni della nostra identità, tanto da affossare ogni elemento, cancellare ogni traccia, spazzar via ogni ricordo che potesse far venire alla mente quelle che erano state le nostre più autentiche origini. Il RITO LATINO soppiantò in tutto e per tutto (o quasi) il RITO GRECO (quello che è sopravvissuto fino ai nostri giorni del Rito Greco nel Salento hanno pensato altri –e ci stanno ancora pensando- ad insidiarlo: ma questa è un’altra storia), la CULTURA LATINA, prima, ed ITALIANA, poi, soppiantò del tutto e si sostituì con prepotenza a quella GRECA, tanto da non lasciare traccia, ricordo alcuno, di quella che era stata la nostra identità e la nostra cultura neanche in noi stessi. Molti salentini infatti considerano il mondo greco come un mondo diverso, lontano, appartenente ad un’altra dimensione (sia in campo culturale che in campo artistico, storico o sociale), mentre ignorano di affondare le proprie radici proprio in quel ricchissimo humus storico e culturale.
   E veniamo a noi! Gli stessi ITALO-GRECI del Salento (o greco-salentini che dir si voglia) quando, in tempi relativamente recenti, hanno ripreso a scrivere, a studiare, a catalogare il materiale culturale che li riguardava, hanno usato le regole fonetiche, grammaticali, gli stessi segni grafici di quella lingua che era stata loro imposta dalla cultura dominante: LATINA, prima, ed ITALIANA, poi.
   Il ricordo delle scuole di grammatica e di retorica greca salentina di un tempo era completamente svanito, per lunghi secoli la nostra lingua greca ci è stata trasmessa solo ORALMENTE, da una classe sociale che non era quella dotta, esponendo la lingua stessa a varie contaminazioni tardo-latine, italiane, spagnole, francesi, contaminazioni che hanno però contribuito a CARATTERIZZARE ed a CONTRADDISTINGUERE la nostra lingua ed a farle assumere quelle particolari caratteristiche ed aspetti che ha oggi e che sono carichi di secoli di storia, della NOSTRA STORIA. Tutto ciò ha reso UNICA E PARTICOLARE la LINGUA GRECO-SALENTINA.

   -Ecco perché è sbagliato –a mio avviso- cercare di cambiare tutti quei termini di origine “romanza” presenti nel “grìko” sostituendoli sic et simpliciter con termini presi in prestito dal greco che oggi si parla in Grecia (ed a noi del tutto estranei anche e soprattutto nel modo in cui vengono pronunciati).
  Così facendo non si fa altro che snaturare la nostra lingua, togliendole da dosso quella patina di storia e di civiltà che è la sua e che la caratterizza.
   Il GRECO MODERNO della GRECIA è una lingua sorella del GRECO SALENTINO (o, se vogliamo, dell’ITALO-GRECO); derivano ambedue dall’ANTICO GRECO, dal GRECO MEDIEVALE BIZANTINO per poi differenziarsi, prendere due strade diverse, ricostituirsi nelle due moderne lingue popolari con storia e caratteristiche a volte simili, a volte molto diverse tra loro.
   -Ecco perché è sbagliato cercare di creare un’alfabetizzazione di massa insegnando a tappeto e facendo imparare a schiere di scolari, ignari di tutto, le regole della lingua e della pronuncia del GRECO MODERNO.
   Così facendo non si fa altro che creare caos, confondere le idee in coloro i quali invece avrebbero il diritto di conoscere bene e di imparare le regole della propria lingua: IL GRECO SALENTINO!
   Il NEOGRECO è per noi una bellissima lingua straniera che vale la pena di imparare, perché molto simile alla nostra, ma che deve rimanere tale: UNA LINGUA STRANIERA sorella della nostra (come il FRANCESE o lo SPAGNOLO lo sono per l’ITALIANO).

   -Ecco perché è giusto creare nella nostra zona i presupposti per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado del GRECO SALENTINO.
   Bisogna tener presente, però, che il momento attuale è un momento molto delicato:

  a. Quale greco salentino insegnare ai nostri ragazzi?
E’ nota, infatti la differenziazione locale, se pur lieve, che esiste tra le diverse parlate del “griko” nei diversi Centri greci del Salento.

  b. Qual è il modo giusto e corretto di presentare questa lingua alle giovani generazioni?
  c. Qual è il codice linguistico da adottare?
 
   Alla prima di queste domande aveva già dato –indirettamente- una risposta il sommo poeta Dante Alighieri, padre della lingua italiana, quando, tra il 1304 ed il 1305 scrisse il “De vulgari eloquentia” in lingua latina, ma che aveva come argomento il volgare (popolare) italiano che andava sempre di più affermandosi come lingua letteraria e non solo come lingua parlata dal popolo.
   Anche allora c’era il problema della scelta del tipo di volgare da adottare e da eleggere alla dignità di lingua colta e da tutti accettata come degna di rappresentare la lingua italiana comune. Il volgare fiorentino, infatti, era diverso dal volgare lucchese o aretino (per non parlare del volgare siciliano usato a Palermo nella Corte di Federico II di Svevia da lui stesso e dai poeti della Scuola Poetica Siciliana).

   Quale volgare scegliere?
 Dante ci dice che il poeta, lo scrittore, l’uomo di cultura doveva sforzarsi di adottare un volgare illustre, cardinale, aulico e curiale, cioè un tipo di linguaggio purificato da tutte le imperfezioni e le sfumature locali delle singole parlate particolari e tendere alla creazione di un volgare cardinale, ai cardini cioè di quella macchina sulla quale ruotavano le singole parlate locali, aulico e curiale, degno di essere adottato nei luoghi più alti e nelle situazioni più importanti del vivere sociale, nella Corte (Αυλή) dell’Imperatore e nella Curia pontificia.
   Anche per il “grìko” dovremmo usare un criterio analogo. Quanti di noi si occupano di esso dovrebbero, per quanto possibile, cercare di svincolarsi dai particolarismi localistici e tendere all’utilizzo di una forma quanto più vicina al modello ideale (cercando però di evitare, nel modo più assoluto, di snaturare la particolare caratteristica di questo idioma introducendo termini o costrutti sintattici che non gli appartengono). L’uomo di cultura greco-salentino non deve limitarsi a riproporre esclusivamente quanto appartiene già al patrimonio culturale “grìko” (cosa, questa, di fondamentale importanza –quando fatta nei modi corretti- per avere un esempio diretto ed una fonte di prima mano alla quale rifarsi) ma deve anche e soprattutto esprimersi egli stesso in questa lingua e proporre, nel modo corretto, testi letterari nuovi ed attuali in questa lingua.

   Veniamo ora a dare una risposta alle altre domande che ci eravamo posti poco fa:

   In che modo presentare questa lingua?
   Quale codice linguistico adottare?

   A queste domande non dovrebbe essere difficile dare una risposta:
   Trattandosi di una lingua greca ed essendo già stata in uso in queste regioni, anche a livello letterario, nei secoli passati la lingua greca, il codice linguistico fonetico, morfologico, sintattico ed alfabetico da adottare dovrebbe essere quello GRECO, adattato però alle caratteristiche particolari del greco-salentino che lo contraddistinguono.
   Molti potrebbero obiettare che ormai ben pochi conoscono le regole fonetiche e le forme dell’alfabeto greco, che resterebbe sconosciuto ai più. Ma proprio per questo si sta tentando di creare una classe docente di divulgatori dei principi di questa lingua ed è molto importante partire col piede giusto per far sì che le nuove generazioni possano prendere pienamente coscienza ed apprezzare appieno le qualità e la ricchezza della nostra cultura, anche se questo potrà richiedere un impegno maggiore ed uno sforzo non indifferente a livello intellettuale ed organizzativo, ma i risultati e le gratificazioni che si otterranno, sicuramente ricompenseranno quanti si vorranno dedicare con passione allo studio della nostra lingua ed alla riscoperta delle nostre radici, impegno che non deve rappresentare una sterile riesumazione del passato ma deve costituire una forte presa di coscienza della propria identità per una cosciente costruzione del proprio FUTURO.


Giorgio Leonardo FILIERI

 

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