GALATONE

TRADIZIONI STORICO-CULTURALI ELLENOFONE

 

Questo articolo intende offrire una piccola panoramica sulle tradizioni di Galàtone, in Terra d’Otranto, città di antiche origini, un tempo (secoli VI-XI) kastellion, ossia borgo fortificato,
facente parte dell’Impero Bizantino.

Sono numerose, nel nostro territorio, le testimonianze di questo illustre passato:
il monastero di S. Nicola di Pergoleto, il castello di Fulcignano, la chiesa della Madonna Odegitria, l’abbazia di S. Angelo della Salute, la chiesa di Cristo di Tabelle, i resti di celle rupestri nei pressi della masseria Corillo, le tipiche case a corte edificate secondo i canoni bizantini. Inoltre, le opere del grande umanista Antonio de Ferrariis, il Galateo, tra le quali spicca De Situ Japygiae, nonché quel che egli ci ha narrato a proposito della sua famiglia, di lingua e cultura greca, ed osservante il rito greco-ortodosso. Già, proprio il rito greco-ortodosso, oggi completamente caduto nell’oblìo, ma che — all’epoca della dominazione bizantina — rappresentava la regola a Galàtone e in Terra d’Otranto. Le ragioni della fine di questa tradizione sono da ricercarsi nella politica egemonizzante esercitata dalla Chiesa cattolica a partire dalla conquista normanna della Puglia con Roberto il Guiscardo (1071), nella caduta di Costantinopoli (1453), nell’interruzione delle comunicazioni con i centri religiosi e culturali dell’Oriente, nell’invasione turca di Otranto e del Salento (1480), con la conseguente distruzione del più importante monastero greco-salentino, S. Nicola di Càsole. Questo cenobio, insieme a tutti gli altri appartenenti all’ordine di S. Basilio il Grande localizzati nella penisola salentina (erano trentaquattro), svolgeva un fondamentale ruolo non solo religioso, ma anche e soprattutto culturale, grazie alla presenza di una ricchissima biblioteca (i cui manoscritti superstiti sono ora conservati a Torino, Firenze, Napoli, Venezia, Città del Vaticano, Parigi, Londra, Berlino). Al suo interno, esisteva una scuola aperta a chiunque volesse avvicinarsi alle lettere greche, e nella quale venivano coltivate anche le lettere latine: "Dal V al XII secolo, mentre il Centro-Nord d’Italia era attraversato dalle invasioni barbariche, prima, e, poi, dalle lotte intestine fra Guelfi e Ghibellini, e aveva tanto latifondismo ed analfabetismo, la Penisola Salentina, che stava con Bisanzio, aveva arte e cultura. Fu, proprio, questa cultura che costituì l’effettiva matrice di conservazione dei valori della classicità di fronte alle irruzioni barbariche, il vivaio della più alta crescita intellettuale per il cristianesimo. Senza di essa non si spiegherebbe la meravigliosa espansione culturale nell’età normanno-sveva (...)." 1

La campagna militare dei Comites d’oltralpe era stata legittimata dall’accordo di Melfi (1059) con Papa Nicolò II, interessato a porre sotto il controllo pontificio queste terre di confine. Il fatto che il rito greco-ortodosso, le chiese e i papadeV (preti) greci sopravvissero a Galàtone ed in buona parte del Salento fin dopo il Concilio di Trento (1563), convivendo col rito romano-cattolico, fu originariamente dovuto al disegno politico dei Normanni, teso ad impedire l’eventualità di una riconquista bizantina.
A loro fu sufficiente introdurre il feudalesimo ed instaurare la gerarchia episcopale latina. Quanto
al resto, mirando a conseguire il consenso sociale, non risultò conveniente sopprimere la liturgia bizantina ed istituire il rito unico, cosa peraltro difficile da realizzare in un’area dove la popolazione era in maggioranza di lingua greca.

L’area ellenofona del Salento era un tempo assai estesa: essa comprendeva ben venticinque paesi, tra i quali vi erano Fulcignano e Galàtone. Infatti, è già stata più volte riconosciuta l’originaria "composizione bilingue della comunità del territorio di Galatone, che, da uno stato di bilinguismo col greco nel sistema alto della fascia della comunicazione sociale, [ritornò] gradatamente all’uso anche colto del latino, non appena gli eserciti bizantini, con tutto il rispettivo apparato burocratico e amministrativo, [ebbero] lasciato l’intero territorio del Salento." 2

Attualmente, quest’area – nota col nome di Grecìa Salentina – è costituita da nove comuni, vale a dire Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatìa, Zollino. In queste località esiste una minoranza della popolazione che è ancora in grado di esprimersi in "grico", il dialetto greco-salentino quasi del tutto simile alla lingua parlata oggi in Grecia (dhmotikh), e che in Italia trova riscontro solo nel dialetto di Bova, in provincia di Reggio Calabria. Questo importante fenomeno linguistico fu a suo tempo studiato e minuziosamente descritto da parte dell’insigne glottologo tedesco Gerhard Rohlfs. Questi, a partire dal lontano 1921, compì delle importanti ricerche e non mancò di visitare Galàtone e di prendere nota del suo registro linguistico; peraltro, avanzò l’ipotesi, sostenuta da rigorose argomentazioni, che i moderni dialetti neogreci del Salento e di Bova fossero la naturale evoluzione della lingua che si parlava in quelle zone all’epoca della Magna Grecia. Studiosi come il Morosi, il Parlangèli, lo Stomeo, e più recentemente altri, invece, hanno sostenuto che
la lingua "grica" sia di origine prettamente bizantina, differenziandosi sostanzialmente dal greco antico, un po’ come succede tra l’italiano e il latino.

Per quel che concerne il dialetto in uso a Galàtone, va detto che è sì un dialetto romanzo, cioè neolatino, ma ha una grammatica con una struttura in parte greca (come, del resto, tutti i dialetti romanzi salentini), ed inoltre contiene un consistente lessico di origine palesemente greca. Una prima considerazione da fare riguarda l’utilizzo dei verbi modali (nonché delle preposizioni), che vengono impiegati ricalcando il sistema dei loro corrispondenti neogreci, vale a dire non sono seguiti da un verbo all’infinito, bensì da una frase secondaria (con l’eccezione di potere, che è seguito dall’infinito, ma qui il Rohlfs ha intravisto una continuazione della regola d’uso del greco classico):

Italiano

Galateo

Neogreco

Voglio dire

Ogghiu cu dicu

Qelw na pw

Devo fare

Tocca cu fazzu (anche: aggiu fare)

Prepei na kanw

So cantare

Sacciu cu cantu

Xerw na tragoudw

Potete guardare

Putìti quardare

Mporeite na koitazete

Fammi andare

Famme cu bò (vo)

¢ Ajhse me na paw

Senza leggere

Senza cu leggu

CwriV na diabazw

Prima di scrivere

Prima cu scrivìmu

Protou grayoume

Per ballare

Cu ballàmu

Na coreyoume

La seconda constatazione riguarda il registro linguistico. Anche qui emergono interessantissime analogie col greco, dovute alla presenza di tipici vocaboli locali riferiti alla vita di tutti i giorni, assenti nell’italiano, che sono indizio di un’antica diffusione popolare (va quindi esclusa l’introduzione dotta, come per i termini scientifici nell’italiano). Ecco solo alcuni esempi:

Galateo

Neogreco

Italiano

lu Caùru

to Kabouri

il Granchio

la Càmpia

h Kampia

il Bruco

la Cilòna

h Celwna

la Tartaruga / il Bernoccolo

lu Fiddhòi

o FelloV

il Tappo di sughero

lu Mantìle

to Manthli

il Grembiule

lu Panièri

to Panhguri

la Festa popolare

àddhu

alloV

altro

scèrsu

cersoV

incolto

tìfaru

t(r)ujeroV

acerbo

ca / cu

pwV / na

che (l’ital. non fa distinzione tra le due particelle)

’ccombu (’ccumbìre)

(a)koumpw

appoggiarsi / sdraiarsi

scalèciu (scaliciàre)

skalizw

scavare

stumpèciu (stumpiciàre)

stoumpizw

pestare / pigiare

 

Un terzo indicatore della passata grecità di Galàtone è rappresentato dai tipici cognomi galatei.
In questo ambito gli esempi sono notevolissimi e possono essere facilmente verificati tramite
le opere specifiche sull’argomento pubblicate dai più importanti editori salentini.

Per concludere, la materia da trattare nel campo della storia patria è vastissima. Le implicazioni possono essere molteplici, ma basterà citare le due più importanti: (a) il rinnovato apprezzamento geografico-culturale che deriva dagli sforzi di tutti coloro che compiono ricerche e poi le divulgano; (b) l’appartenenza storica di Galàtone all’area ellenofona della Provincia di Lecce, unita al vanto di essere patria del Galateo — questo fatto, se adeguatamente valorizzato, nell’ambito di una strategia da sviluppare in collaborazione con i comuni della Grecìa Salentina, non può che creare attrazione turistica qualificata e nuove opportunità occupazionali.

Possiamo auspicare che la sensibilità intellettuale e quella imprenditoriale di Galàtone, che da sempre la caratterizzano, traggano motivi di riflessione e di azione per una vantaggiosa rivalutazione delle proprie risorse.

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G. Kyrhs

1 : G. Gianfreda, Il Monachesimo Italo-Greco in Otranto, Lecce, Edizioni del Grifo, 1994, p. 157.

2 : Giovan Battista Mancarella in AA.VV., Atti del Convegno di Studi "Galàtone nella Seconda Metà del Cinquecento", Galàtone, 1993, p. 59.