ALCUNE NOTE SUL "GRICO" E CORRISPONDENZE ELLENOFONE NEL VERNACOLO GALATEO

 

Il 3, 4 e 5 aprile 1998 ha avuto luogo a Corigliano d'Otranto, uno dei centri della Grecìa Salentina, il Seminario Internazionale sulla Poesia Grica, patrocinato dall'Unione Europea, che ha riscosso una notevole partecipazione di pubblico, con relatori italiani e stranieri. Il fine del seminario era quello di contribuire a rinsaldare una cultura ed una lingua tuttora vive che fanno parte a tutti gli effetti della storia del Salento e del patrimonio della civiltà europea. In passato, di questa lingua si sono occupati molti studiosi, tra cui vari stranieri; fra gli altri, il glottologo americano Ernst Pulgram così ne parlava in un suo libro degli anni Cinquanta:

"In the extreme South, in a number of villages of southern Calabria and in the Terra d'Otranto of the Sallentine peninsula, Greek is spoken. The controversy as to the provenance of this idiom in southern Italy has been going on for three quarters of a century. (...) Today, Greek is declining with increasing speed: it prevailed in forty-nine villages in the XVI century, in twenty-nine about 1750, and twelve, according to Rohlfs's count, in 1928"1. [Traduzione: Nell'estremo Sud, in un certo numero di paesi della Calabria meridionale e nella Terra d'Otranto della penisola Salentina, si parla greco. La controversia circa la provenienza di questo idioma nell'Italia meridionale è andata avanti per tre quarti di secolo. (...) Oggi, il greco è in rapido declino: esso prevaleva in quarantanove paesi nel XVI secolo (tra cui Galatone, n.d.t.), in ventinove verso il 1750, e in dodici, secondo il conteggio del Rohlfs, nel 1928].

Ma anche nostri illustri letterati come il Professor Paolo Stomeo, martanese, che fu per molti anni docente di Neogreco presso l'Università di Lecce, autore di numerosi libri, articoli, pubblicazioni, stimato conferenziere in Italia ed in Grecia, hanno affrontato questo importante argomento di storia che riguarda da vicino anche Galatone. Infatti, durante il Medioevo, le popolazioni del Salento ebbero la possibilità di "assimilare una civiltà maturata in ben mezzo millennio, cioè a cominciare dalla fine del secolo VI d.C., da quando l'esercito dell'imperatore Giustiniano, comandato da Belisario, sbarcò in Italia per liberare dalle orde barbariche dei Goti i territori governati un tempo dall'Impero Romano d'Occidente miseramente decaduto di cui l'imperatore d'Oriente si riteneva il legittimo erede. (...) Dopo la ritirata delle milizie bizantine, nelle nostre terre rimasero le chiese e i monasteri a tutelare il diritto, le istituzioni, le tradizioni, la lingua greca (...)2. Questa lingua, ovvero il "grico", non è altro che una variante del greco moderno; alcune peculiarità che presenta sono dovute al fatto di non avere avuto contatti con la lingua nazionale della Grecia per diversi secoli ed alle inevitabili infiltrazioni neolatine. Per intenderci con un esempio, il francese del Quèbec - parlato dai discendenti dei coloni transalpini emigrati in Canada dal XVI al XVIII secolo e passati sotto il dominio britannico a partire dal 1763 - è anch'esso una variante del francese moderno e contiene molteplici infiltrazioni anglosassoni. Per continuare con la descrizione del Prof. Stomeo, si può notare che "alcune differenze [col neogreco] soprattutto fonetiche del dialetto di questi paesi ellenofoni salentini ci rivelano che questi coloni vennero da località diverse dell'Impero Bizantino (...) e si può dedurre dagli elementi dialettali caratterizzanti che essi per la maggior parte vennero dal Peloponneso, dall'Epiro, da Creta, da Cipro (...); fin dall'inizio tale lingua si diffuse in zone intervallate da abitanti di lingua neolatina o romanza, così che, col passare del tempo, l'elemento greco e quello romanzo, coabitando, hanno dato origine al fenomeno del bilinguismo"3. Uno degli elementi fonetici fondamentali del grico, in comune col dialetto cretese, è la palatalizzazione (cioè pronuncia con "c" dolce) di alcuni suoni che in neogreco risultano in "k": kai è ce (= e), ekeino è ecìno (= quello), paidaki è pedaci (= bambino), ecc. La stessa identica cosa si verifica tra il dialetto di Galatone (nonché salentino in generale) e l'italiano per determinate espressioni: che è ce, perché è pircé, chi è ci.

I numerosi monasteri basiliani del Salento (v. Galatone: Tradiz. Storico-Cultur. Ellenofone, su IL GIORNALE DI GALATONE, n. 16 di Gen-Feb 1998), furono anzitutto importanti centri di attività culturale, ma anche di evoluzione nei sistemi agricoli, tant'è che "fuori dei monasteri i monaci mietevano, potavano, innestavano alberi selvatici, trasformando le selve in fecondi oliveti, in frutteti ed agrumeti, aravano i campi, esercitavano la viticoltura, importavano novelle piante dall'Oriente, e diffondevano la ricchezza ed il benessere (...)"4.

La presenza di numerosi termini nel lessico dialettale locale completamente diversi dai loro corrispondenti in italiano è, in fondo, una reminiscenza proprio di quel periodo, oltre al fatto che il dialetto romanzo salentino ha una grammatica con una struttura in parte neogreca.

La tabella che segue è frutto di una lunga e meticolosa ricerca, ancora in corso di svolgimento, e propone un elenco di sessanta termini galatei (con accanto i corrispondenti neogreci) rimasti nel nostro vernacolo anche quando il grico si estinse a Galatone ed a Fulcignano e che, come monumenti della memoria collettiva, sono giunti fino ai nostri giorni tramandati oralmente attraverso i secoli dai genitori ai figli.

G. Kyrhs

 

 

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1 : Ernst Pulgram, The Tongues of Italy, New York, Greenwood Press Publishers, 1955, p. 50.

2, 3, 4: Paolo Stomeo, Cognomi Greci e Civiltà Bizantina nel Salento, Galatina, Editrice Salentina, 1985, p. 87 e segg.

ofessor Paolo Stomeo, martanese, che fu per molti anni docente di Lingua Neogreca presso l’Ateneo di Lecce