GALATONE: UN'IDENTITÀ CULTURALE E GEOGRAFICA DA RECUPERARE E DA VALORIZZARE CON LA COOPERAZIONE DI TUTTI

 

 

Spesso accade di ascoltare discorsi di tono scarsamente ottimistico circa le possibilità di sviluppo e di crescita culturale ed economica del Salento. Sicuramente, le motivazioni dell'evidente diversità di situazioni economiche, sociali ed ambientali, di due regioni distanti fra loro come il Salento e l'Emilia, per esempio, sono numerose e di vario genere. Tuttavia, è appena il caso di ricordare che, affinché un territorio venga giustamente valorizzato, molto dipende dall'attitudine che gli abitanti di quel territorio hanno nell'interagire sociale (quindi dalla maggiore o minore cooperazione) e nell'interagire con l'ambiente che li circonda (sia dal punto di vista naturalistico che economico). In realtà, non si può sempre e solo attendere i finanziamenti che piovono dall'alto, magari per dare un semplice sollievo momentaneo alle necessità occupazionali locali. Una componente molto importante della crescita e dello sviluppo materiale e morale consiste nel rimboccarsi le maniche per modificare le cose che non vanno bene e nella presa di coscienza di tutti i cittadini (o del maggior numero possibile di essi) della propria identità culturale di Salentini (non pugliesi), Levantini (non meridionali), contro una certa contemporanea insipienza che conduce dei civilissimi residenti a riversare cumuli di rifiuti di ogni genere alla rinfusa sul territorio circostante la città, o che conduce solerti amministratori ad abbandonare al degrado e alla propria sorte un patrimonio architettonico ed artistico (il cui unico difetto è quello di trovarsi al di fuori del centro abitato e, quindi, lontano dagli occhi e lontano dal cuore dell'opinione pubblica) che ha sfidato i secoli ma che ormai assolutamente necessita di interventi di restauro. L'idea dell'affido territoriale o adozione di un monumento da parte di gruppi di cittadini, suggerita recentemente dalle colonne di questo giornale, è senz'altro molto interessante.

Il Turismo, per l'area salentina, rappresenta con certezza uno dei comparti più importanti. Infatti, è sufficiente spostarsi di poche decine di chilometri da Galatone per verificare di persona che località come Otranto, Torre dell'Orso, Castro, S. Cesarea Terme, nonché la Grecìa Salentina, sono urbanisticamente bene organizzate e turisticamente pubblicizzate, frequentate da villeggianti di altre regioni e di altri stati comunitari: da quelle parti hanno capito che i Turisti vengono, creano ricchezza e se ne vanno! Comunque, per tornare alla realtà galatea, è pur vero che il governo locale ha in primis il compito di amministrare bene e di effettuare tutti i recuperi dei monumenti di propria competenza, oltre che favorire la vitalità culturale della città; nel proprio piccolo, però, tutti i cittadini (ed in particolare i giovani) dovrebbero tenere bene a mente il fatto che l'identità culturale e la formazione sono oggi tra gli strumenti principali per promuovere la crescita professionale e la qualità della vita. Qui, a Galatone, si avverte una notevole necessità di programmazione turistica, di progettualità, in una parola di Marketing del settore. Il rapporto con i visitatori che vengono da lontano, magari per la prima volta, rappresenta il punto centrale rispetto al quale ruota tutta l'attività turistica: si vende non soltanto un prodotto o un servizio, ma anche un bene immateriale fatto di cortesia, puntualità, efficienza, simpatia e disponibilità.

 

Per proseguire con la divulgazione di elementi di glottologia locale già avviata nei precedenti numeri de Il Giornale di Galatone, si propone ora un contributo ulteriore circa l'identità linguistica galatea.

CORRISPONDENZE CON IL NEOGRECO:

àpulu (largo) apalo'V (soffice, largo)

iò (io) egw' (io; ivò in Griko)

'nnicu (io soffoco; v. trans.) pni'gw (io soffoco; v. trans.)

la sterna (cisterna) h ste'rna (cisterna)

lu stiànu (gonna, veste) to joustia'n (gonna, veste)

lu zangòne (cicoria selvatica) o so'gcoV (specie di cardo)

lu fore / a fore (la campagna / in camp.) = h exoch' (campagna; N.B. trattasi di corrispondenza semantica, ovvero di calco linguistico, poiché "fuori" in greco si dice exw, quindi, per indicare la campagna, si pensa a qualcosa fuori, all'esterno, della cinta muraria).

cercu (chiedere per ottenere qc.) = zhtw' (cercare / chiedere per ottenere qc.; è una corrispondenza semantica, infatti in dialetto si dice: "cercu ordine", cioè chiedo permesso, ed analogamente in greco zhtw' adeia — si badi che l'italiano "cercare" in dialetto si traduce "scire truandu" e simili, dunque attenzione ai "faux amis"!).

rriu (arrivare) = jta'nw (arrivare; anche questa è una corrispondenza semantica quando il verbo è usato in frasi del tipo: "no mi rrianu li sordi", quindi nell'accezione di "bastare", infatti in greco abbiamo: de mou jtanoun ta lejta').

'ncora cu... (dover ancora fare qc.) = akoma na... (dover ancora fare qc.; altra corrispondenza semantica, si veda, per esempio: " 'ncora cu torna sirita!", frase corrispondente a: akoma na gurisei o pateraV sou!, cioè "deve ancora tornare tuo padre!").

nd'hae / no nd'hae (ce n'è / non ce n'è) = ecei / den ecei (c'è / non c'è; in questo genere di corrispondenza semantica si verifica l'utilizzo della terza persona singolare, presente indicativo, del verbo avere, in forma impersonale ed invariabile, laddove in italiano si usa "c'è / ci sono").

CORRISPONDENZE CON IL GRIKO:

portu (portare / avere) = vastò [bastw'] (portare / avere) (parimenti alla lingua greco-salentina, a Galatone si usano frasi del tipo "ce capu ca porti!" e "porta certi capiddhi longhi!", nel senso di "che testa che hai!" e "ha dei capelli così lunghi!"; nella Grecìa salentina si usa vastò per frasi analoghe).

tiru (tirare / dirigersi) = sèrno [sernw] (tirare / dirigersi) (in maniera analoga alla lingua greco-salentina, a Galatone si hanno frasi come "addhò ha tiratu stamatina?", nel senso di "dove si è diretto stamattina?"; nella Grecìa salentina si usa sèrno per esprimere lo stesso concetto).

VOCI DI ORIGINE SPAGNOLA:

palumbu < paloma (colomba)

spiertu < despertado (sveglio)

tinìre < tener (avere)

ti pressa < de prisa (di fretta)

VOCI DI ORIGINE FRANCESE:

'ddumare < allumer (accendere)

ribbusciatu < débauché (fiacco)

sciarabbà < char à bancs (tipo di carretto)

susu < sus (su, sopra)

turnisi < tournois (soldi)

uccieri < boucher (macellaio)

VOCI DI ORIGINE GERMANICA:

janga < wanga (dente)

pocia < pokka (tasca; vedi anche il francese poche)

scarda < skarda (scheggia di legno; vedi anche il fr. écharde)

sciotta < jotta (brodo; di origine celtica)

trubbu < trübe (offuscato)

 

 

Per ricollegarsi al titolo del presente articolo, in particolare alla identità geografica da valorizzare, il cortese lettore avrà notato che, in virtù dei vari popoli che si sono sovrapposti in questa nostra Terra d'Otranto, a partire almeno dai tempi dei Messapi, la Penisola salentina ha storicamente rappresentato una testa di ponte attraverso l'Adriatico e lo Jonio ed un capolinea dell'Europa verso il Sud. Essa è stata anche il crogiuolo dove diverse civiltà si sono incontrate e si sono fuse, e questo lo si può vedere appunto anche dal bilinguismo che la caratterizza (dialetto neogreco e dialetto neolatino "ibrido") e nella presenza di vocaboli di antica origine straniera (iberica e nordeuropea), entrati nell'uso locale fin dal Medioevo.

 

G. Kyrhs