Da:

Paolo STOMEO, Vocabolario del Greco Salentino, Edizioni "Centro di Studi Salentini", Lecce, 1992

 

 

PREMESSA di Emilio De Giorgi

 

"Con la pubblicazione in un unico corpo delle varie parti del Vocabolario del Greco Salentino, comparse sulla rivista Studi Salentini nei fascicoli dal LIX al LXIV (annate dal 1982 al 1987), il Centro Studi Salentini intende rendere omaggio alla memoria del prof. Paolo Stomeo, l'illustre ellenista scomparso, portando a compimento il suo estremo desiderio.

(Paolo Stomeo era nato a Martano il 20 marzo 1909. Laureatosi in Lettere a Firenze nel 1935, fu professore amato e stimato nelle scuole salentine. Conseguita la libera docenza nel 1960, fu chiamato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Lecce alla cattedra di Lingua e Letteratura Neogreca; successivamente, presso la facoltà di Magistero, insegnò anche Lingua e Civiltà Greca. È scomparso il 17 settembre 1987).

Il presente vocabolario, oltre ad essere opera minuziosa e paziente di cospicuo valore scientifico, ha il grande merito di raccogliere e di studiare con una metodologia ed una tecnica strettamente personali il materiale e la cultura grecosalentina, che l'insigne studioso ha vissuto quotidianamente e con singolare intensità fin dalla nascita.

La puntuale premessa dell'autore, oltre a contenere i criteri seguiti nella compilazione, tocca con garbo la dibattuta questione fra glottologi e romanisti italiani e stranieri circa il fatto se la lingua parlata nei paesi dell'area ellenofona del Salento e delle altre regioni meridionali debba ricollegarsi al greco antico (Gerhard Rohlfs, Salvatore Sicuro) e considerarsi una continuità linguistica della Magna Grecia, ovvero al greco medievale e moderno (Morosi, Battisti, Alessio, Parlangeli) e al dominio bizantino in Italia, che produsse una vera ellenizzazione delle genti salentine, alla quale notevole contributo fu apportato dal monachesimo basiliano.

Per evitare d'incorrere in affermazioni superficiali, bisogna studiare il greco salentino particolarmente nella sua prosa ed analizzarlo non solo nel lessico, ma anche nella sua fonetica e nella sua struttura morfologica e sintattica, in convivenza con la lingua latina medievale e quella italiana.

Sono parole dell'autore, in Lingua E Cultura Greca Nel Salento Antico (p.8).

Il Vocabolario del Greco Salentino è frutto di tale metodo di studio, che non deriva, se ci è consentito dire, dall'applicazione di principi teorici e metodologici aprioristicamente accettati, ma da una conoscenza immediata e diretta della vita, degli usi, dei costumi e delle tradizioni popolari delle genti grecosalentine, convivendo con le quali Paolo Stomeo ha potuto approfondirne giorno per giorno i valori di civiltà.

La ricchezza dei lemmi, trascritti in Caratteri Greci con l'indicazione morfologica, del significato e spesso anche della località in cui la voce è usata in prevalenza, è corredata di un'opportuna fraseologia, per cui riesce facile raccogliere l'insieme e assaporare l'accezione adatta.

Lo scrupolo di praticità e completezza ha spinto l'autore ad una lemmatizzazione di voci anche poco correnti, prendendo prevalentemente come punto di riferimento l'idioma greco di Martano."

 

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PREFAZIONE dell'Autore

LO SCOPO di questo Vocabolario non è solo quello di dare un quadro statistico dei vocaboli greci esistenti ancora nella zona ellenofona del Salento, ma anche di mettere in diretto confronto il greco che si parla attualmente in Grecia con l'idioma grecosalentino, senza ricorrere all'intermediario del greco antico, come ha fatto l'illustre glottologo Gerhard Rohlfs nel far risalire queste isole linguistiche alla Magna Grecia.

Quando il vocabolo greco moderno e quello grecosalentino si confrontano, l'etimologia risalente al greco antico non è difficile per noi, come non lo è per i Greci d'oltre Ionio. Se si bada alla morfologia e alla sintassi della lingua e anche al significato ed alla pronuncia (salvo qualche lieve variazione per quest'ultima), esse risultano identiche in Grecia e nel Salento. Del resto, non occorre che io spenda parole, perché basterebbe riesaminare il confronto che già è stato fatto dal Morosi, dal Battisti, dall'Alessio, dal Parlangeli, confermato anche dall'opinione del Pernot e del Palumbo, e di altri studiosi, nelle continue indagini storiche e linguistiche.

Certo, bisogna tener presente che l'influenza politica dei Greci bizantini in questa regione cessò nel sec. XI della nostra era e che da allora, sebbene rimanesse ancora forte la protezione della chiesa greca, la lingua tuttavia ebbe a subire un graduale deperimento via via che nel tempo e nello spazio venivano a mancare i centri ecclesiastici, le cui istituzioni o vennero meno per la decadenza dei monasteri che determinavano la ricchezza e la cultura del popolo o cedettero ai colpi esterni delle invasioni straniere, dei governi politici e dell'influsso della chiesa cattolica.

Il rito greco è scomparso definitivamente nel Salento nel secolo XVIII, ma la lingua, pur ridotta ai minimi termini, continua ancora a resistere all'assedio sempre più stretto e inesorabile della lingua italiana che la va scalzando con le scuole, le guerre, le emigrazioni, i comizi, la radio, la televisione, insomma con tutte le sue pubbliche manifestazioni politiche e religiose.

La statistica serve per dimostrare quanto è rimasto ancora dell'elemento linguistico greco, in quali condizioni si trova e come si potrà rimediare per evitare la sua definitiva scomparsa. Di tanti centri abitati che nel Salento parlavano il greco nella forma, direi, integra, o in quella bilingue, sono rimasti nominalmente soltanto nove comuni (Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino), ma in realtà sono diminuiti di numero, perché a Melpignano e a Soleto, che sono situati a sud e a ovest della Grecìa Salentina, vicini rispettivamente ai grossi centri di Maglie e Galatina, il greco non si parla pressoché più.

Questa lingua rassomiglia, diciamo così, a un prezioso antico mosaico che gli appassionati vorrebbero restaurare, specialmente ora che nelle scuole elementari e medie della nostra zona ellenofona è in risveglio un particolare fermento di problemi storici e linguistici che riguardano il nostro patrimonio culturale.

Ma si può restaurare questa nostra antica lingua? Il tentativo, anche se arduo, non sembrerebbe impossibile. Dovremmo agire appunto come si fa col restauro di un mosaico, sostituire le parole perdute con parole prese dalla vicina Grecia; oppure dovremmo andare in cerca delle tesserine disperse, cioè delle nostre stesse parole greche perdute che si usavano un tempo in questi centri ellenofoni. Ma riusciremmo a raggiungere lo scopo? E dove cercarle queste parole? Nel saggio che segue, ci proponiamo intanto di porre in evidenza le parole che abbiamo e che, a un confronto etimologico, risultano identiche a quelle della Grecia. Si spera che, nel frattempo, ricercatori volenterosi e appassionati vogliano indicare, se ve ne sono, vocaboli greci qui non elencati.

Mi sono ben guardato dall'includere nel mio elenco le parole con radici italiane (e sono molte) penetrate per inquinamento nell'uso linguistico e trasmesse nel nostro idioma con declinazione e coniugazione greca, salvo il caso, raro, che esse non si trovino già anche nel vocabolario greco moderno, penetrate per altra fonte. Questo fatto, mentre sembrava un tempo un segno di superiorità da parte della lingua greca dominante in quanto essa s'imponeva alla lingua dominata (dico alla neolatina) e la piegava alla sua morfologia, oggi invece rivela un inizio di decadenza, di depauperamento e di fine del suo tenace sviluppo. È ben chiaro oramai che, se non si pone subito rimedio, essa sarà assorbita dalla lingua italiana e scomparirà come inutile relitto di una civiltà durata per secoli. Per gli esempi riportati è stato preso come punto di riferimento in prevalenza l'idioma greco di Martano (località situata quasi al centro e maggiore centro abitato della Grecìa Salentina) e ogni vocabolo elencato in caratteri greci si presenta qui nella sua forma originaria della Grecia accompagnato dall'abbreviazione indicante il genere che ha in Grecia e dal significato italiano, separato da due lineette parallele e verticali dopo le quali segue in caratteri corsivi italiani il vocabolo grecosalentino corrispondente (o i vocaboli grecosalentini, quando questi si differenziano quanto alla pronuncia nei vari comuni). L'abbreviazione ID. sta sempre per indicare l'identità di genere e di significato col greco moderno. Allorché ciò non si verifica (ma è molto raro), è segnato accanto il significato e il genere diverso. Inoltre, nel greco salentino, come nel greco moderno, l'infinito o non esiste o è rarissimo (è scomparso all'incirca verso la fine del medioevo). Viene sostituito dal "na" ed il congiuntivo sia nel greco salentino sia nel greco moderno. Esempio: Voglio dirti si traduce con: Telo na su po, che suona lo stesso in ambedue le lingue. L'infinito manca anche nel dialetto leccese, per cui sembra che la costruzione greca abbia influito sul dialetto neolatino. Esempio: Vulia cu ti dicu, tradotto in italiano, suona: Vorrei (letteralmente: Volevo) Che ti dico, invece di Vorrei (Volevo) dirti. È questo il motivo per cui il "na"greco ("ut" latino) seguito dal congiuntivo è stato qui tradotto anche con l'infinito. Poiché la fonetica non differisce generalmente da quella italiana, non si è fatto uso di segni fonetici speciali. Dato il quotidiano contatto dei due dialetti (romanzo e greco) nell'uso bilingue, si può dire che essi non presentino una sostanziale differenza di suoni.

V'è da notare che la doppia "l" italiana e greca si rende con la doppia "d"; invece il suono "c" talvolta, come si vedrà nel corso del lavoro, prende una leggera aspirazione pressappoco come la "c" aspirata toscana. Il corrispondente suono duro davanti alle vocali "e" ed "i" è stato reso con il suono "k". Per esempio, la parola che nel greco salentino significa ragazza o figlia, si legge Chiatéra, con suono aspirante oppure Kiatéra, con suono medio palatale, a seconda che lo stesso vocabolo sia pronunciato nell'uno o nell'altro comune della Grecìa Salentina. Ma per ora basta: della fonetica, Modo Vita Supersit, spero di trattare a parte in una breve grammatica che ho in animo di comporre.

Per quanto riguarda gli accenti, si avverte che si fa sempre uso dell'accento grave per il greco salentino e che, quando la parola non porta l'accento, s'intende che è accentata sulla penultima.

Ciascun lemma, come ho sopra spiegato, è costituito da due parti separate da stanghette verticali: nella prima parte vi è il vocabolo greco moderno col relativo genere greco ed il significato italiano, nella seconda parte segue in caratteri corsivi italiani il vocabolo grecosalentino corrispondente o i vocaboli grecosalentini corrispondenti, quando questi si differenziano circa la pronuncia nei singoli comuni. Il significato e il genere del vocabolo grecosalentino, che quasi sempre coincide con quello del greco moderno, è indicato con l'abbreviazione id.

 

PAOLO STOMEO